Come riconoscere il carattere aggressivo-passivo

carattere aggressivo-passivoL’aggressività passiva è un modo indiretto di manifestare la rabbia. Questo atteggiamento porta la persona aggressivo-passiva a ferire gli altri senza apparentemente fare niente.

Il carattere aggressivo-passivo si manifesta in diversi modi: resistenza e ostruzionismo di fronte alle richieste, procrastinazioni, perdere tempo appositamente, finte colpevolizzazioni, vittimismo al fine di far sentire l’altro in colpa, far finta di “dimenticarsi”, compiacere gli altri per poi criticarli alle spalle, fare l’offeso, invidia, sarcasmo.

Sono tutti atteggiamenti che celano in modo velato una grande ostilità.

E’ difficile riconoscere subito il carattere aggressivo-passivo perché la persona aggressivo-passiva spesso risulta estremanente disponibile, umile e gentile. Ma in realtà è una maschera che serve a controllare e manipolare gli altri in modo celato, al fine di evitare lo scontro diretto. Pertanto l’aggressivo passivo non ha momenti alternati di gentilezza e di aggressività celata. Ma è ostile e gentile nello stesso momento.

In sostanza. la persona con questo tratto caratteriale ha paura di esprimere la rabbia, perché questa potrebbe portare a un conflitto, però ha sempre il dente avvelenato!

Chi gli si trova di fronte si sente costantemente sul filo del rasoio, in bilico tra l’irritazione dovuta alle sottili provocazioni e l’obbligo di essergli sempre riverente.

 

Ma come si forma il carattere aggressivo-passivo?

Il carattere aggressivo-passivo si forma durante l’infanzia, in seguito a esperienze di attaccamento caratterizzate da stile educativo rigido e messaggi contraddittori. In particolare ha origine da:

  • Messaggi genitoriali incoerenti e contraddittori, come ad esempio premiare un comportamento che poi la volta successiva viene premiato o scoraggiato. Questo porta il bambino a sviluppare insicurezza nella percezione di se’ e a non avere eccessivi oscillamenti nelle manifestazioni di rabbia.

 

  • Un genitore controllante ed esigente. Il bambino impara che ad un genitore perfezionista ed esigente non si può ribellare apertamente. Pertanto cerca dei canali di protesta diversi che non suscitino risposte eccessivamente punitive, bensì attenzione premura e preoccupazione ( mangiari le unghie, non voler mangiare, fare i capricci, fare la pipì a letto, etcc..). Impara via via a esprimere il disappunto in modo indiretto e manipolatorio.

 

  • Iper-protezione. L’iperprotezione dei genitori favorisce nel bambino un’eccessiva dipendenza da loro. Per cui il bambino super-protetto farà fatica a sviluppare la fiducia nella propria autonomia. Sarà abituato a pensare che debbano essere gli altri a gratificare i suoi bisogni; rimarrà dipendente dalle loro decisioni e imparerà a non esporsi chiaramente. Non riuscirà da adulto a esprimere con assertività ciò che vuole e ciò che non gli sta bene.

 

  • Famiglia in cui non ci si può mai arrabbiare. E’ la famiglia in cui, per un tacito accordo, non è mai permesso il confronto diretto, in cui non sono ammessi i toni accesi, in cui non si possono difendere i propri diritti. Soprattutto è il modello di famiglia in cui non ci si può arrabbia mai, per la paura di fondo che la famiglia possa sfaldarsi. Chi cresce in un contesto così, tenderà a pensare che l’aggressività sia distruttiva e pertanto vada contenuta. Non penserà che la si può esprimere anche in modo costruttivo.

 

 

Mariangela Romanelli – Psicoterapeuta Bologna e Treviso
cell. 3454109766

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